lunedì 1 aprile 2013

Cernaia: una scalinata storica alla Spezia che verrà cancellata nel 2013


Irene Giacché, editore


Nella ex-Germania Est nelle città vuote, in cui non c’è anima viva in giro, si notano le piazze nuove di zecca, appena ristrutturate con i fondi europei.
Alla Spezia i residenti si chiedono se sia questo il loro destino dato che anche qui, zona depressa con disoccupazione a livelli da sud Italia, l’amministrazione comunale ha appena decretato il via a imponenti lavori di rifacimento delle piazze, scalinate e viali storici, che verranno smantellati e ripavimentati con i fondi della Ue. Ma è proprio necessario?
Un caso su tutti: la Scalinata Cernaia. Per anni il “Comitato di difesa della Cernaia” ha tentato di ottenere solo il restauro conservativo e non lo smantellamento della più antica scalinata storica della città costruita nel 1904 e alberata l’anno successivo con le bellissime piante centenarie che si possono vedere ancora oggi.
 
La scalinata, pavimentata sulle fasce laterali in pietra locale (arenaria), scolpita a mano, presenta a tratti delle possenti rampe a tenaglia, ammirate dai turisti che vanno al castello e che la percorrono d’estate per cercare un po’ di refrigerio sotto gli alberi. E proprio a tale scopo l’amministrazione del 1904 decise di alberarla: per ombreggiare la scalinata nella stagione estiva oltreché per “tenere su il monte”.
Queste motivazioni: “ombreggiare” e “tenere su il monte” non sembrano motivazioni importanti per i nostri amministratori ed per i brillanti tecnici che li consigliano, se con insistenza hanno ribadito l’intenzione di smantellare completamente l’opera e “rimontarla” (tecnica che non mi pare possa definirsi come restauro), oltreché di abbattere tutti gli alberi centenari esistenti.
 
Questo nonostante la scalinata sia vincolata dallo Stato con legge apposita (Codice dei Beni Culturali) perché ultrasettantenne, che prevede in questi casi il solo restauro e non lo smantellamento dei gradini o degli alberi. Peraltro, un’altra legge la vincola sotto il profilo paesaggistico e un’altra ancora sotto quello idrogeologico (e nemmeno a tal riguardo risulta sia stata fatta alcuna perizia, sebbene prevista per legge, nonostante la nostra regione abbia anche recentemente dimostrato tutta la sua fragilità sotto questo profilo).
 
Va detto anche che, per chi ci abita, la prospettiva del taglio di tutti gli alberi e relativo abbandono in loco delle radici, che marciranno creando uno sprofondamento del terreno, è assai preoccupante per quanto riguarda la stabilità delle case private! A gennaio, infine, se n’è aggiunta una quarta, di legge, che salvaguarda gli “alberi in filare nei centri urbani”.
 
Il “Comitato Cernaia”, composto da cittadini innamorati della città storica, ha cercato soluzioni tecniche alternative arruolando fior di consulenti, storici, paesaggisti, ingegneri, architetti e non ultimo il comandante regionale della Forestale, tutti concordi nel dire che la soluzione dello smantellamento è illegittima e che le nostre proposte erano non solo fattibili ma soprattutto auspicabili ed avrebbero salvato un monumento unico nella nostra storia.
 
Ma nell’attesa di esser ricevuti dai tecnici, per l’incontro promesso, si scopre che il comune ha già transennato l’area e annuncia l’inizio dei lavori di smantellamento della scalinata. Una parte importante della storia spezzina viene così cancellata per sempre e stavolta non ci sono scuse: infatti non si tratta dell’espansione urbana ottocentesca, né della ricostruzione dopo i bombardamenti del ‘45. Uno dei monumenti più amati e cari agli spezzini, sparirà dunque per sempre nonostante i numerosi vincoli, nonostante la tutela che la Soprintendenza avrebbe dovuto esercitare per conto dello Stato.
Alla faccia della promozione culturale e turistica del territorio con cui tutti gli amministratori si riempiono la bocca salvo poi in concreto fare “tabula rasa” dei monumenti storici!
 
 
 
 
Ho letto - ha dichiarato l’assessore ai lavori pubblici vicesindaco Cristiano Ruggia - l’intervento dell’editore Irene Giacché.


Scalinata Cernaia non morirà grazie al nostro intervento. Chi, invece, vuole fermare la riqualificazione, condanna questo scorcio così pregiato di città a una fine inevitabile. Verrà salvato dal degrado in cui versa da troppo tempo con un intervento qualificante e rispettoso della sua storia, proprio quella che ci ricorda l’editore Giacché nelle sue pubblicazioni che anche noi apprezziamo nel contenuto e nello spirito. Non è un caso che la Soprintendenza competente per i beni architettonici e per il paesaggio si sia espressa positivamente con il suo vincolante e prescrittivo parere in merito.
 
Negli ultimi tre anni, come testimonia la stessa Giacchè, c’è stato un confronto serrato con i cittadini, quelli contrari e quelli a favore del progetto. Abbiamo incontrato residenti, cittadini, il Comitato. Ci siamo messi a disposizione per individuare soluzioni che andassero incontro anche alle preoccupazioni per la salvaguardia degli alberi. Infatti, con i nostri tecnici che in ogni fase hanno seguito con impegno e professionalità il progetto, abbiamo deciso di fare un’operazione, peraltro più costosa, che consente di salvare le uniche dieci piante di sophora giapponese non pericolanti. Quindi sugli alberi salviamo il salvabile e manterremo inalterata, come richiesto dal Comitato stesso, l’essenza che caratterizza la scalinata, piantumando anche nuovi esemplari.
 
L’intervento su Scalinata Cernaia, dunque, restituirà la dignità che merita a un luogo così bello e storico della città. Un bene di straordinario valore storico, architettonico, urbanistico e paesaggistico. Aver pensato di inserire nei progetti POR questo, come altri interventi su luoghi simbolo della nostra storia, a partire da quello sugli ex vivai dove sorgeranno i nuovi orti di San Giorgio e un grande parco urbano, è frutto di un amore per riscoprire e vivere fino in fondo la bellezza che la nostra città è capace di dispensare”.


sabato 9 febbraio 2013

Progetto Scalinata Cernaia: una istruttoria contro il Codice del Paesaggio!

"Con le note che seguono descrivo i limiti procedimentali ed istruttori relativi alla approvazione del progetto di “riqualificazione” della scalinata Cernaia. Anche in questo caso come per il progetto di P.za Verdi emergono superficialità istruttorie e profili di illegittimità nella azione del Comune e delle Soprintendenze, in particolare quella ai Beni Architettonici e Paesaggistici..." >>> leggi tutto
Dal Blog "Note di Grondacci"

Approvata in senato una legge per la tutela degli alberi secolari


lunedì 14 gennaio 2013

Consiglio Comunale lunedì 14 gennaio

Durante il consiglio comunale del 14 gennaio, che si terrà alle ore 21, verrà discusso il progetto di "Restyling" di Piazza Verdi.
L'incontro sarà anche l'occasione per evidenziare la "discutibile" gestione del verde pubblico da parte della nostra amministrazione. In particolare i casi di Viale Amendola, dove si stanno tagliando platani centenari e sani, per realizzare parcheggi e della Scalinata Cernaia. Siete tutti invitati a partecipare per far sentire il  vostro dissenso sui progetti in questione.

domenica 13 gennaio 2013

"Così si tradisce la storia"

Riportiamo un recente articolo del Secolo in cui è stata pubblicata la lettera di Paola Polito.
Come leggerete il problema del taglio indiscriminato di alberi centenari riguarda, non solo la scalinata Cernaia, ma anche i platani di Viale Amendola e i pini domestici di Piazza Verdi.




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domenica 24 giugno 2012

Gli alberi classificati C-D in Scalinata Cernaia: che fare?

La Demetra Coop. Soc. a r.l. – Via Visconta, 75 - 20045 Besana Brianza (MI), incaricata oltre un anno fa dal Comune della Spezia di monitorare col metodo VTA (Visual Tree Assessment) gli alberi di Scalinata Cernaia, ha classificato gli alberi del sito secondo le categorie sotto esposte. Ferma restando la necessità di sopprimere, a quanto pare, e SOSTITUIRE, le piante in categoria D, non si vede per quale motivo l’Amministrazione intenda sopprimere anche le piante in categoria C-D, forse perché – avendo colpevolmente fatto trascorrere oltre un anno dal monitoraggio e non avendo provveduto al necessario lavoro di potatura e messa in sicurezza delle piante - ritiene che tutti gli alberi C-D siano nel frattempo passati alla categoria sottostante? Desumo il prossimo taglio degli alberi in categoria C-D dal fatto che non siano stati contrassegnati dal bollino rosso salva-vita fatto apporre dal Comune sugli alberi che scamperanno alla strage.

Failure Risk Classification:
A
Vengono inseriti in questo gruppo tutti i soggetti che non manifestano difetti di forma, degni di nota, riscontrabili con il V.T.A., né significative anomalie rilevabili strumentalmente. I rischi di schianto e caduta sono legati ad eventi statisticamente non prevedibili.
B
Su queste piante l'osservazione visiva (V.T.A) e l’indagine strumentale hanno rilevato lievi difetti di forma e piccole anomalie strutturali. I rischi di schianto e caduta sono riconducibili a quelli gruppo A, tenendo presente che i lievi processi degenerativi e le anomalie morfologiche possono aggravarsi nel tempo.
C
In questi soggetti si sono rilevati significativi difetti di forma e/o strutturali verificabili strumentalmente. Si prevede un ulteriore aggravamento delle anomalie riscontrate nel breve periodo. Questi alberi potranno passare in una categoria di rischio statico più elevata.
C-D
In questa categoria vengono inserite le piante che presentano gravi difetti a livello morfologico e\o strutturale. L’abbattimento di questi soggetti può essere evitato intervenendo con opportune operazioni finalizzate alla messa in sicurezza degli stessi (riduzione della chioma, consolidamento, etc...).In mancanza degli interventi sopra citati la pianta è da ascriversi tra i soggetti di classe D.
D
Fanno parte di questa classe tutte le piante che per difetti morfologici e strutturali riscontrati devono ascriversi alla categoria statisticamente ad alto rischio di caduta e schianto. Per questi soggetti la cui prospettiva di vita è gravemente compromessa ogni intervento di risanamento risulterebbe vano. Le piante appartenenti a questo gruppo devono essere sostituite.

L’art. 9 della Costituzione e Scalinata Cernaia

Sono uscita arricchita e con la mente in fermento dalla bella conferenza del Prof. Salvatore Settis, “Democazia e/è territorio”, tenutasi al Centro Allende stamattina alle 11:00, nel quadro della manifestazione “Parole di Giustizia”, che è in corso alla Spezia.

Il prof. Settis ha ribadito la complessità della nozione di Paesaggio (indissociabile da quelle di Territorio e Ambiente), l’essere il Paesaggio un bene comune da preservare e tutelare nella sua dimensione storica anche per le generazioni future, e ha sottolineato la difficoltà di difendere tali diritti a causa della giungla legislativa e amministrativa italiana, che vede tra l’altro ministeri e istituzioni diversi non collaborare ma spesso confliggere nei compiti di tutela sanciti dalla nostra Costituzione. L’art. 9 recita infatti: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Alcuni dati forniti da Settis, come ad esempio il fatto che, a fronte di una natalità dello 0,4%, nel nostro paese si edifichino in media 161 ettari al giorno, con una mole annuale di cementificazione che equivarrebbe a un appartamento di 38 vani per ogni nuovo bambino, fanno capire che il territorio è erroneamente inteso come una risorsa passiva, inesauribile, mentre noi sappiamo che così non è: viviamo in territori sempre più urbanizzati, omologati, de-storicizzati, scempiati. Se tanto dissennato edificare non è riuscito a salvare la nostra economia, significa – osservava Settis - che l’edilizia non è un motore economico, anche perché essa serve in molti casi a provocare soltanto benefici fiscali, ad alimentare clientelismo, corruzione e connivenze mafiose, restando poi clamorosamente invenduta, vuota, inutilizzata. Solo una democrazia reale, l’esercizio di una cittadinanza attiva possono in qualche modo tentare di imporre un cambiamento.

I cittadini devono vigilare ed esprimere la loro volontà. Settis ha ricordato un nostro padre Costituente, Giuseppe Dossetti, il quale, non ancora sacerdote, lottò senza successo per includere tra gli articoli della nostra Costituzione quello che doveva essere l’art. 3 e che così recitava:  “La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino. È questo l’abituale principio della resistenza, logico corollario dei due articoli precedenti.”

La  resistenza collettiva di fronte alle violazioni di quanto garantito dalla Costituzione, quindi anche della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, è un irrinunciabili diritto-dovere di ognuno di noi.

E adesso parliamo di cose nostre: nella nostra città è stata approvata dal Comune una delibera di rifacimento delle scalinate Quintino Sella e Cernaia, con stanziamenti di 200,00 € per la prima e 600,00 € per la seconda. Quella della Cernaia è una splendida scalinata del 1904, con alberi storici di rara bellezza. Se ne prevede lo scoperchiamento totale e il rifacimento, se pure con l’assicurazione di riutilizzo (per quanto possibile) dei materiali esistenti. L’opera prevede anche l’abbattimento degli alberi (quasi tutti!) e la loro sostituzione con giovani esemplari. Il Comitato “Salviamo gli Alberi della Cernaia”, costituito da semplici cittadini, ha più volte manifestato il suo dissenso, chiedendo che gli alberi vengano piuttosto messi in sicurezza, dove necessario, per rispetto alla loro storicità e monumentalità, ma ci stiamo scontrando contro un muro di gomma.

E come confidare che i lavori di “rifacimento” vengano eseguiti nel pieno rispetto delle caratteristiche attuali, risalenti a inizio Novecento, quando (tanto per fare un esempio) - passando da via Prione davanti alla costruenda Scalinata Quintino Sella - si può “ammirare” il nuovo muretto corrimano di destra, realizzato con un finissage di arenino, rasato ben bene e di colore bianco? Edilizia spicciola e pasticciona, a fronte del vecchio muro di sinistra (passate a dirgli addio prima che sparisca!) che ha l’unico “difetto” di testimoniare il trascorrere del tempo, di parlare del passato. Ma la memoria forse fa male ed è meglio circondarci di scenari anonimi, omologati, insignificanti, intorno a quali è impossibile ricostruire un senso di appartenenza. Forse è questo che ci volevano dire parlando di Spezia come “città che diventa grande”? Spazzare via ogni traccia del passato? Rifare invece di restaurare?

Molti cittadini hanno già il dente avvelenato per la sostituzione della tettoia Liberty di piazza del mercato con l’obbrobrio mastodontico che offende i nostri occhi ogni giorno, per Piazza del Bon privata della sua ombra e ridotta a una maquette da scenarietto virtuale (vengano i nostri amministratori, a ferragosto, ma in minigonna o in calzoncini corti, a sedersi sulle panchine a strisce metalliche, e faranno la fine di San Lorenzo sulla graticola, visto che sono stati scelti appositamente alberi senza chioma!), e per molte altre “grandezze” (da una parte le Terrazze, dall’altra il manifesto gigante della Confcommercio a difesa dei piccoli commercianti…; per non parlare della grande “spada” sproporzionata del molo Mirabello che ci ha privato per sempre della percezione del braccio destro della costa e che offende di notte, con le sue luci oscene, il buio del golfo, forse l’ultimo residuo di poesia dei luoghi che ancora rimaneva alla città).

Dicevo: molti cittadini hanno già il dente avvelenato. Credo che (anche) sulla Cernaia si giochi la credibilità dei nostri amministratori e tecnici circa la “Tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico” garantita dall’art. 9 della Costituzione: c’è da auspicare che la cittadinanza vigili affinché questo pezzo della nostra storia rimanga tale e non si trasformi in un insulso rifacimento post-moderno.
Paola Polito
Comitato “Salviamo gli Alberi della Cernaia. No al taglio!”